Primi appuntamenti.
Esiste qualcosa di più penoso di un primo appuntamento?
(Ok, siamo talmente sole che accettiamo di cenare con un perfetto sconosciuto. Accettiamo che questo ci paghi la cena, beviamo con lui, sperando che il vino trovi qualche argomento in comune al posto nostro.
Per guadagnarci il fatidico primo appuntamento siamo disposte ad ore ed ore su due tacchi vertiginosi, siamo disposte ad indossare abiti sexy che l’ indomani getteremo dalla finestra, siamo disposte a tutto: vergogna, finzione, umiliazione.
Arriva il giorno in cui qualcuno ci nota. Se siamo fortunate, ci chiede il numero di cellulare. Se poi è proprio il giorno più azzurro della nostra vita, lo usa pure!
Messaggio: ” Ti andrebbe di bere qualcosa, domani sera?”
Reazione: Oh cazzo. Cazzo. Cazzo. Cazzo.
In qualche modo imbastiamo una risposta, ovviamente positiva e diamo inizio al conto alla rovescia.)
Questa è solo una delle migliaia di scene tipiche che potrei ricordare, che potrei raccontare. Non vorrei mai generalizzare.
Vorrei soltanto dire che tutti i miei primi appuntamenti sono stati una catastrofe. Ogni volta che tornavo a casa passavo in rassegna ogni singola parola, ed ogni volta avevo sbagliato qualcosa. Se il lui in questione mi era piaciuto, non richiamava mai. Viceversa, se ero rimasta schifata, lui richiamava subito, professandosi già mio.
Non mi sono mai innamorata di un primo appuntamento. Ho smesso di andare a ballare cercandone uno.
Tanto io, purtroppo o per miracolo, non sono capace di innamorarmi ad un tavolino o al bancone di un bar.
Mi sono innamorata sul mare, sul treno, in biblioteca. Mi sono innamorata di amici di amici che vivevano nella mia vita. Innamoramenti di fortuna, non forzature. Non più.
I primi appuntamenti portano secondi appuntamenti, sesso e malintesi.
Il caso regala l’ amore.